smart city e coronavirus

Smart City: il risvolto positivo dietro l’emergenza Coronavirus

La Sardegna è pronta a sposare il modello del lavoro agile?

C’è un risvolto, dietro l’emergenza, che potrebbe delineare un aspetto incredibilmente positivo nel contesto Smart City e Coronavirus. Per necessità dovute al contenimento del contagio, in gran parte delle città si lavora da casa, vengono trasmesse cartelle cliniche per via telematica, le conferenze di servizi tra organi dello Stato si svolgono tramite call online e addirittura in tribunale ci sono casi di udienze via Skype. Siamo davanti a una sperimentazione forzata di quel progresso tecnologico auspicato nello sviluppo del concetto di smart city.

Non possiamo sottrarci dalla necessità di far diventare le nostre città intelligenti, con un occhio rivolto al futuro, a prescindere che sia questo o un altro virus a scatenare uno scenario simile.

Razionalizzare le risorse, monitorare i consumi, avere una piena coscienza dell’andamento del sistema città hanno l’importanza dei sensori presenti sulle automobili: indicare immediatamente dove intervenire quando si presenta un problema.

Gli aspetti su cui dobbiamo concentrarci in un contesto di smart city e coronavirus sono numerosi, tra cui:

  • Smart working: lavorare da casa
  • Sharing mobility: auto condivise, car sharing
  • Home-schooling e smart learning: scuola da casa
  • E-commerce: una città dove tutto (o quasi) si ordina online:

smart city home workingSmart working.

Non sono un amante del lavoro da casa. Preferisco la condivisione del sapere, la velocità di creazione dei team, la conoscenza che si trasmette in ambienti come co-working, la velocità del business degli incubatori, ma capisco che in queste situazioni l’adattamento è fondamentale.

Lo smart working non deve essere inteso come una visione tipo “Cerca di fare il più possibile da casa e poi vediamo” ma un lavoro vero. Ci vuole impegno da parte di chi gestisce e di chi crea.
Chi gestisce un progetto deve saper utilizzare un sistema in modo da avere un controllo sulle attività, compiti e tempi di chi li svolge i task.

I pacchetti di lavoro vanno condivisi con chi li prende in carico, non assegnati da un capo che si attribuisce poteri come il sergente di qualche film! E chi svolge le attività deve avere in testa gli obiettivi senza farsi distrarre dal frigo di casa, dall’aspirapolvere o dal dover andare a fare la spesa.

Il ministero del lavoro e delle politiche sociali, con il decreto del 25 febbraio 2020 (https://www.lavoro.gov.it/strumenti-e-servizi/smart-working/Pagine/default.aspx) ha modificato le modalità di accesso allo smart working e scrive:

“Il lavoro agile (o smart working) è una modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato caratterizzato dall’assenza di vincoli orari o spaziali e un’organizzazione per fasi, cicli e obiettivi, stabilita mediante accordo tra dipendente e datore di lavoro”


Ancor di più mi chiedo: i dirigenti della PA e delle aziende, lo sanno cosa è un lavoro agile? Sanno dividere un progetto in fasi, cicli e obiettivi? Molte volte mi sono imbattuto in esperienze dove la direzione aziendale imponeva “Deve essere consegnato in tre giorni!” senza avere la minima idea di quali fossero le problematiche e il carico di lavoro attuale della persona che doveva svolgere quel task.

La maggior parte delle aziende in Sardegna sono di tipo micro, con il titolare factotum che deve sapere tutto di tutti ma che facendo così è riempito di informazioni e compiti, e molti lavori non vengono eseguiti in attesa di un suo OK.

Se imparassimo a delegare?

car sharing smart citySharing mobility.

Sulla questione della mobilità sostenibile, a Cagliari abbiamo due importanti esempi che ho conosciuto personalmente: Playcar (www.playcar.net) e Greenshare; Playcar ha una flotta di auto in car sharing in città, Greenshar è leader nello sviluppo di applicazioni per la mobilità.

La modalità andrebbe incentivata. (https://www.ilsole24ore.com/art/dl-clima-pd-e-m5s-chiedono-bonus-mobilita-esteso-car-sharing-e-segway-ACkMpIw)

L’articolo 2 del decreto Clima prevede misure per incentivare la mobilità sostenibile nelle aree metropolitane. E perché non per tutti?

La mobilità è uno dei tre temi fondamentali della smart city.
Tramite la sharing mobility ci sono numerosi vantaggi: riduzione dei costi (pago quello che consumo) e riduzione delle auto in città, quindi dell’inquinamento, sono solo i primi che mi vengono in mente.
Il passo successivo sarà quello elettrico.

Ho letto con piacere che (https://www.casaeclima.com/ar_40969_decreto-attuativo-direttiva-obbligo-punti-ricarica-edifici-residenziali-non.html) entro il 1° gennaio 2025 dovrà essere installato almeno un punto di ricarica negli edifici non residenziali con più di venti posti auto.

Si aprono temi scottanti come il tema delle piste ciclabili tanto criticate su cui le città intelligenti ci credono al tema della mobilità elettrica.

Siamo pronti a prescindere dal discorso smart city e coronavirus?
Quante stazioni di ricarica ci sono in città? E nei condomini?

Home-schooling e smart learning.

Le scuole sono chiuse e milioni di studenti sono a casa. E se questo problema ci portasse a sviluppare le lezioni da casa?

La Cina ha affrontato l’emergenza attivando la partecipazione a una scuola online, frequentabile senza abbandonare le proprie quattro mura, lo racconta un articolo della CNN:

https://edition.cnn.com/2020/02/28/asia/remote-school-education-intl-hnk/index.html

Interessante il tema delle videoconferenze. In questi giorni se ne stanno svolgendo a migliaia.
Nella mia azienda abbiamo una discreta conoscenza di videoconferenze, ma sono apparati maledetti come le stampanti.
Preferiamo sistemi smart, utilizzabili con qualsiasi sistema software come Hangouts, Skype, Teams, Zoom us, Gotomeeting, Adobe connect, etc.
Inoltre l’impresa che si affida a queste soluzioni deve valutare la facilità di utilizzo, la qualità delle immagini e dell’audio. Significa investire in risorse che possono costare da un minimo di 200 fino a oltre i 2000 euro. È impensabile che si facciano videoconferenze in sale da 20 persone con la telecamera del portatile. Eppure mi è capitato di vedere anche questo.

E-commerce.

Tempo fa era stato diffuso uno studio secondo il quale l’Italia era posizionata tra gli ultimi posti di una classifica europea per uso di ordini online, con grande felicità dei diversi titolari di negozi e botteghe diffusi sul territorio nazionale.

Ora, invece, sembrerebbe che l’utilizzo dell’e-commerce stia aumentando, proprio a causa del problema del coronavirus. E gli ordini di consegne a domicilio si sono moltiplicati.

Ecco perché affacciarsi a questa possibilità può creare un potenziamento degli affari di chi, in casi come quello che stiamo vivendo attualmente, verrebbe penalizzato dall’obbligo di non uscire di casa.

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